percorsi clinici

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"Sappiamo chi noi siamo, ma non sappiamo cosa potremmo essere." W. Shakespeare

PERCORSI CLINICI

- DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE
- DESPRESSIONE
- DIPENDENZE
- FENOMENI PSICOSOMATICI
- ATTACCHI DI PANICO
- ANSIA
- DISTURBI RELAZIONALI
- DISTURBI SESSUALI

DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE

Ossessione per la magrezza. Restrizioni alimentari molto, troppo severe, a volte fino al digiuno. Calcolo maniacale delle calorie.
Poi, quando viene meno il controllo e irrompe la pulsione, abbuffate ingovernabili, a cui spesso segue l'induzione del vomito.
Oppure incapacità di porsi un limite, dire no. Fino a ritrovarsi con un corpo deformato, appesantito, che suscita vergogna e disagio.
Anoressia, bulimia, obesità: cosa succede quando il cibo occupa ogni pensiero o, al contrario, perde ogni valore?
Perchè questa fatica nel rapportarsi con il proprio corpo?
Cosa c'è alla base di questa difficoltà  nello stare davanti allo specchio, nel confrontarsi con la propria immagine?
Qual è la ragione profonda che tomenta il soggetto?
La cura mira non tanto a riabilitare la persona a un'alimentazione corretta, ma ad affrontare ciò che rappresenta il cuore dei disturbi del comportamento alimentare: il rapporto con gli altri, la domanda di essere amati e riconosciuti nella propria unicità.

DEPRESSIONE

“Il male oscuro”. “La malattia della nostra epoca”.
Tristezza.
Disinteresse profondo per il mondo e per il futuro.
Desiderio di farsi del male.
Senso profondo di inutilità e insensatezza. Sbalzi di umore.
E poi crisi di pianto, senso di colpa immotivato, non espiabile.
Immagine di sé incrinata, frantumata.
Sentirsi in balìa del mondo. Molto spesso, a seguito di una perdita: un lutto, la fine di una relazione d'amore, il licenziamento.
Cosa succede quando si spegne il sentimento della vita? 
La cura, basata sulla parola, punta a recuperare il valore del legame del soggetto con il sociale, con l'amore.
Per rimettere in moto il soggetto: verso la possibilità di un futuro, fuori dalla palude del lamento per ciò che poteva essere e non è stato.

DIPENDENZE

Non riuscire più a fare a meno di qualcosa: il farmaco, la droga, il gioco, il cibo.
Spesso si comincia dopo una delusione: un amore che finisce, un'amicizia che si incrina.
L'oggetto, la sostanza, offre l'illusione di una consolazione.
Riprendere come se nulla fosse mai accaduto. Uno sconto sul dolore.
L'oggetto mette al riparo dal rischio dell'incontro con le persone, risparmia il rischio della delusione, dell'imprevedibilità dell'altro: la sostanza non chiede, non ha sentimenti, non porta rancori.
Ma ben presto ci si rende conto che la posta in gioco è alta: spesso, la compromissione della salute. Sempre, la distruzione delle relazioni.
La cura di parola consente di rimettere in circolo la linfa vitale del legame.
Una forza in grado di sostenere il soggetto, affinchè possa riprendere in mano la sua vita.

FENOMENI PSICOSOMATICI

Gastriti, dermatiti, artriti, alopecia, emicranie.
Una sofferenza del corpo reale, a cui la medicina spesso fatica a dare una spiegazione... “e' per lo stress”, questa la diagnosi più diffusa.
Ma cosa c'è al fondo di questa sofferenza del corpo?
Cosa il soggetto (non) sa dire?
Che ne è del soggetto, delle sue aspirazioni e dei suoi desideri, preso com'è da un corpo leso che catalizza ogni pensiero? 

ATTACCHI DI PANICO

All'improvviso, senso di soffocamento.
Fame d'aria.
Il cuore batte all'impazzata, sembra non esserci scampo, il soggetto ha paura di morire. O di impazzire.
Pronto soccorso, visite specialistiche. Esami su esami.
Nulla: ciò che è successo è inspiegabile per la medicina. Quindi non si può prevedere se e quando ricapiterà.
Spesso, dopo il primo attacco di panico, la vita non è più la stessa: il soggetto non riesce più a guidare, o a prendere i mezzi pubblici. Entrare in un supermercato. Lavorare. Stare da solo, o tra la gente.
Lo psicologo, molto spesso, è per il soggetto “l'ultima spiaggia”.
Per capire da cosa scaturisce l'esperienza del panico, che ha sconvolto un'esistenza che si credeva serena e appagata. O che -forse- celava il rimpianto di aver messo da parte i propri desideri più autentici, magari per realizzare le aspettative degli altri.

ANSIA

Senso di allerta, come di fronte alla minaccia continua di un pericolo imminente.
Batticuore. Rigidità muscolare.
Vivere “con la guardia alta”, sempre.
Alla base, la paura di non essere all'altezza delle aspettative.
Come essere costantemente al banco degli imputati, presso il tribunale dell'Altro: insegnanti, genitori, partner, colleghi...
E -in filigrana- il dubbio angosciato: ma cosa vuole l'Altro da me? Come mi giudica? Cosa fare per avere l'amore?
La cura, dunque, può costituire un'opportunità per scoprire qualcosa di sé e dei propri desideri più autentici.
Per liberare il soggetto impigliato nella rete del “sono come tu mi vuoi”.

DISTURBI RELAZIONALI

Sentirsi schiacciati dal partner. Percepire un senso di -presunta- inferiorità. Non riuscire a parlare senza finire a litigare. 
Oppure non riuscire a innamorarsi.
Finire sempre con “le persone sbagliate”.
Non riuscire a “staccarsi”, non essere in grado di tollerare l'assenza dell'Altro.
Pretendere un segno d'amore... e scontrarsi con il fatto che quello che arriva dal partner non basta.
Innamorarsi sempre di chi non ci vuole.
Sognare il “principe azzurro”... ideale, fuori dalla realtà.
Tradire. Una, dieci, cento volte.
La relazione è l'ambito di vita più importante per il soggetto. Ma anche il più complicato: il legame è necessario, ma spesso fa soffrire.
La cura consente di riflettere su ciò che del legame (o della sua impossibilità) fa problema al soggetto. 
Vedere quei copioni dolorosi che il soggetto continuamente mette in atto e permettere la possibilità all'incontro -finalmente!- con un nuovo legame.

DISTURBI SESSUALI

Sul lato maschile: impotenza, eiaculazione precoce.
Sul lato femminile: assenza di desiderio sessuale, anorgasmia, vaginismo.
Perchè al soggetto sembra essere interdetto il godimento del corpo? Qual è il significato profondo di questi disturbi, al di là dell'approccio puramente medico al problema?
Esiste un livello di “normalità” nella sessualità umana?
Qual è il senso di quei sintomi sessuali che -mistero per la medicina!- non sono dovuti ad alterazioni organiche?
La cura di parola offre uno spazio di riflessione intorno a queste tematiche. Per scoprire in che modo questi sintomi  abbiano a che fare con la storia del soggetto, con la storia della coppia, con un orizzonte Altro (quello dell'inconscio) refrattario a ogni sforzo di “educazione alla sessualità corretta” (!).